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October 15 "Tu quoque,Brute?"Il sangue scorre lento.A fiumi.Sul candore della toga non si distingue più la porpora.Cesare si accascia,non emette un gemito.Vuole morire come ha vissuto,come un Dio.Vuole che il suo volto,celebrato in tutto il mondo,scampi alla furia cieca e folle dei congiurati.Si ripara ai piedi della statua di Pompeo,Pompeo Magno,il grande Rivale,l'avversario che Lui ha sconfitto,dopo lunghi anni di estenuante guerra civile,e che alla fine è perito,ucciso dagli intrighi della corte Egizia,dove aveva cercato aiuto.Cesare aveva voluto lascare in piedi la Curia da lui eretta,con la statua dell'avversario al suo interno,per mostrarsi magnanimo.Non avrebbe mai immaginato che ai piedi di quella statua sarebbe dovuto morire anche Lui,il Vincitore.Si accascia,non emette un gemito.Nessuna parola.Non chiede aiuto a gli altri senatori,che a Lui devono tutto.Non cerca di difendersi.Vuole solo salvare il volto.Si copre con il lembo della toga.Sente che la sua vita,eccezionale,divina,lo sta abbandonando.In quegli istanti sente il freddo delle foreste della Gallia,aspira l'acre odore del sangue sulla piana di Farsalo,rivive l'intensità della passione provata per Cleopatra,ad Alessandria,vede gli elefanti avanzare nel deserto di Numidia,e infine,torna a godere degli onori dei suoi trionfi,celebrati a Roma tra la plebe in delirio,pronta ad adorarlo.Il sangue scorre lento.A fiumi.Cesare non è turbato.Vede i volti dei congiurati,e per loro prova quasi compassione.Stanno commettendo un errore.Ormai nulla potrà salvare la loro tanto amata Repubblica.Poi lo scorge.
Vede il pugnale,la mano,il braccio e infine il volto.Non ha dubbi,è Bruto.
Quel suo figliastro che tanto ha amato,a cui ha dato tutto.
E lui è lì,e pianta il suo pugnale nella Sua carne,divina ma troppo umana.
Il volto gli si contorce in una smorfia di dolore,Cesare,il Generale,il Dittatore,il Dio,è scosso da un tremito.
<Tu quoque Brute,fili mi? Kài sù,tèknon?>
Anche tu Bruto,figlio mio?In latino e in greco.Ha emesso un gemito.Ha parlato.Si è mostrato per quello che è veramente,un Uomo incapace di sopportare il dolore e la delusione del tradimento.Il tradimento che ti viene dagli affetti più cari.L'unica fonte del suo dolore non è il pugnale,è quel volto.
Tendo a precisare che è tutta farina del mio sacco.Per chi avesse la Marchiò come prof.di italiano non sarebbe difficile fare una lettura allegorica.Diciamo che mi sono servito di un avvenimento storico,lontano(e dunque meno doloroso),per comunicare un'emozione.Spero che quest'emozione vi arrivi dritta al cuore,e sia capace di smuovervi.Perchè quel "Tu quoque" è sempre lì,e incombe su di noi.Come un'ultima,e disperata,sentenza senza appello. October 11 De Presentatione Bloggis |
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