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    November 25

    De Fragilitate Vitae

    Esce di casa.
    L'Inverno non è ancora giunto,ma ha già inviato i suoi ambasciatori.
    Buio e Freddo.
    Cammina per strade deserte.
    File interminabili di lampioni ad illuminare la sua solitudine.
    Un clacson lo scuote,risponde con un distratto segno della mano.
    Stava suonando a lui?Non lo saprà mai.
    Un passo dietro l'altro.
    Lascia che il corpo si diriga dove vuole.
    La mente erra.
    Guarda in alto.
    Le ultime foglie si staccano.
    Abbandonano quella caduca vita difesa così strenuamente.
    Hanno resistito a tremendi temporali estivi.
    Ora si arrendono.
    A quel nemico che arriva,nascosto,annunciato soltanto dalle pagine di quei calendari che loro,le foglie,non possono leggere.
    E lui le calpesta.
    E pensa.
    Un turbinio di pensieri che si accavallano,si scontrano,si mischiano.
    Alcuni sporgono dalla superficie di quel mare in burrasca.
    E lo feriscono.
    Un senso di enorme piccolezza lo invade.
    Guarda le stelle,lontane,irraggiungibili.
    Milioni,miliardi di esseri viventi,in quel momento,solo sulla minuscola superficie della Terra stanno pensando.
    Elevano preghiere a dei che forse non sono,e che smetteranno di essere.
    Soffrono per errori che saranno dimenticati.
    Godono per gioie che sapariranno con loro.
    Immortalità.
    Una parola,un anelito.
    Un soffio.
    La Storia finirà con l'Uomo.
    Dio finirà con l'Uomo?
    L'Uomo finirà?
    I pensieri si schierano,si ordinano.
    E lo schiacciano.
    C'è una speranza?
     
    Altre foglie si staccano.
    Torneranno a primavera.
     
     
     
    November 03

    De Beluarum Cupiditatibus

    Rumore martellante.
    Ferisce le orecchie,perfora i timpani,raggiunge il cervello e lo ferisce.
    Il pensare riesce faticoso.
    Un'assurda giovialità disorganizzata lo riempie.
    Alcool e Musica.
    O rumore ritmato che dir si voglia.
    Ma rimane lucido.Si sforza.
    Continua in uno sciocco vagare.Non riesce a seguire un ipotetica retta,è costretto a zigzagare.
    Tocca la gente.Sente i loro corpi.I muscoli tesi allo spasimo in una contrazione voluta.
    Il movimento.
    Irrazionale,istintivo,animale.
    La passione,i corpi che ondeggiano a un ritmo sfrenato,le labbra fuse in una ancestrale e bestiale comunicazione.
    Li disprezza,ma forse li invidia.
    E infine,
    si abbandona.
    Lascia cadere la sua maschera.Il suo essere,o forse il suo apparire.
    Cerca di annullare ciò che ha sempre cercato.
    Fugge quella razionalità che tanto ha esaltato,e che domani tornerà ad esaltare.
    Perchè la discoteca è anche questo.
    Una giustificazione.
    Puoi fare l'amore al suo interno ed uscirne vergine.
    Agli occhi degli altri e,forse,anche ai tuoi occhi.
    E lui lo sa,o lo crede.
    Si abbandona agli istinti.
    Una volta ha letto che l'unico modo di sconfiggere una tentazione è abbandonarvisi.
    Lo fa.
    Domani se ne vanterà.O se ne vergognerà.
    La dicoteca è anche questo.
    La massima espressione di una generazione cresciuta nell'ozio e nel disimpegno,incapace di prendersi delle responsabilità.
    Che frase da vecchio.
    Ma non ha importanza.Per stasera giù la maschera.
    Domani tutto sarà diverso.
    Domani rifiorirà il dialogo.Quel dialogo che la musica inibisce.
    Domani splenderà la luce del sole.Quella luce che è soppiantata dalle fallaci e ingannevoli luci psichedeliche.
    Domani.
    Ora è adesso.
    Si abbandona.
     
    Domani è arrivato.
    Domani è ora oggi.
     
    Oggi non si sente ne felice ne triste.
    Ne un vanto ne una vergogna.
    Un'esperienza.
    Una in più.