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Tommi's Virtual Zibaldone

Tommi

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(elencherò solo i libri che hanno lasciato tracce indelebili in me,elencarli tutti sarebbe impossibile e sciocco)
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第 1 张,共 71 张
11月9日

Canzone per un amico.

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Io & Vinnie


Guarda Vincenzo che ho fatto una fatica cane ha caricare queste foto.Quindi aspetto solo che tu mi dica che sono bellissime.
Non so se hai notato la cravatta orrenda che indossavo alla prima festa, bah.Abbiamo ancora troppi accostamenti da tentare, canzoni da suonare, in strade affollate di sorde metropoli.
Troppe cose ancora da imparare conoscere avere, per ridere scherzare ancora insieme, di citazioni colte da sparare.Troppe falene morte da ammirare, dovremmo perderci, ancora, in imprese improbabili, alla ricerca di gruppi ancora sconosciuti.Dovremo soffrire gioire scrivere leggere amare poesie.
La strada è ancora lunga, continuiamola assieme.
E' retorico quanto un epitaffio, umido quanto una telenovela.Umido come la tastiera su cui batto i tasti.
A presto, Vinnie.Ti aspettiamo.
9月26日

Affinità elettive.

All'amato me stesso

Quattro. Pesanti come un colpo.
"A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio".
Ma uno come me dove potrà ficcarsi?
Dove mi si è apprestata una tana?
S'io fossi piccolo come il grande oceano,
mi leverei sulla punta dei piedi delle onde con l'alta marea,
accarezzando la luna.
Dove trovare un'amata uguale a me?
Angusto sarebbe il cielo per contenerla!

O s'io fossi povero come un miliardario.. Che cos'è il denaro per l'anima?
Un ladro insaziabile s'annida in essa:
all'orda sfrenata di tutti i miei desideri
non basta l'oro di tutte le Californie!
S'io fossi balbuziente come Dante o Petrarca...
Accendere l'anima per una sola, ordinarle coi versi...
Struggersi in cenere.
E le parole e il mio amore sarebbero un arco di trionfo:
pomposamente senza lasciar traccia vi passerebbero sotto
le amanti di tutti i secoli.

O s'io fossi silenzioso, umil tuono... Gemerei stringendo
con un brivido l'intrepido eremo della terra...
Seguiterò a squarciagola con la mia voce immensa.
Le comete torceranno le braccia fiammeggianti,
gettandosi a capofitto dalla malinconia.

Coi raggi degli occhi rosicchierei le notti
s'io fossi appannato come il sole...
Che bisogno ho io d'abbeverare col mio splendore
il grembo dimagrato della terra?
Passerò trascinando il mio enorme amore
in quale notte delirante e malaticcia?
Da quali Golia fui concepito
così grande,
e così inutile?

                                             
                                             ( Vladimir Majakovskij )
 
 
Il poeta è migliore dello storico.
Il poeta riesce, dal particolare, a risalire all'universale.
Il poeta, santo Dio, ti fa vibrare.
Ti suona.
Il poeta ti canta.
Il poeta s'insinua nel tuo animo, lo penetra e lo sconvolge.
 
Questi versi letali mi hanno assediato, stremato, attaccato, vinto.
 
Le stesse sensazioni che provo, uniche e portentose, già sono state provate, ed ancora lo saranno, in eterno.
Qualcuno riuscirà a renderle immortali, qualcun altro le cavalcherà a perdifiato gettandosi a capofitto all'inseguimento di un sogno.
Qualcuno ne rimarrà schiacciato, chi lo sa.
 
In quei versi, io ci ho visto me stesso.
Una proizione d'infinito: il mio essere.
 
Leggeteli piano, quei versi.
 
 
3月23日

Zùm zùm.

Perchè capita di essere stanchi.
Stanchi del proprio abito,della propria forma,della propria maschera.
Che magari è una maschera d'oro,splendida come quella d'Agamennone.
Una maschera funeraria.
E allora si decida di deporla.
Magari,per un attimo,scoprire il proprio volto.
E allora perchè esita?
Esito.
Io.
Io senza costumi,senza retorica,senza nessuno.
Magari è un po' l'angoscia,magari un po' il rimorso,magari solo il sonno.
Perchè alla fine ci si arrabbia,si strepita,e si urla.
E poi sul letto,soli,pensare.
Poi parte una canzone.
Ci si alza,si prende la chitarra,si segue con la voce,si canta.
E poi ce ne accorgiamo,oppure me ne accorgo.
Era solo un altro atto,la scena di una recita.
E allora ci si guarda,si vede quella maschera e si pensa:
ma perchè?
Perchè la vita si è una recita,però non si è da soli.
Magari ti ho ferito,magari me ne accorgo,magari me ne pento.
E allora mi risiedo,mi tolgo quella maschera,mi guardo e mi fotografo.
Mi siedo qui e descrivo.
L'immagine banale,dai toni un po' sfocati,non son nemmeno in posa.
Però descrivo e leggo,leggete pure voi.
Leggete questa foto,non cerco comprensione,non voglio compassione.
Reindosso la mia maschera,l'affino e la modello.
Ma poi,se sono stanco,piegato e steso al suolo.
Rileggerò una pagina,una sera in cui il coraggio
è venuto meno.
Oppure si è mostrato.
E allora si deciderà.
                                                      Da un Tommi senza maschera,ma in vestaglia da camera.
                                                      Deluso e annoiato,da tutto.
                                                      Dove per tutto intende semplicemente: Sè.
                                                      O forse no.
                                                      Da un Tommi che chiede scusa,anche se non ha colpe.
                                                      Perchè è tutta una questione di forma.
                                                         Dipingo 'sto pensoso autoritratto
                                                         sperando che mi servirà in futuro.
                                                      Da un Tommi che si pentirà (forse) di questo intervento.
                                                      Da un Tommi tendente alla banalità
                                                                        -ma sempre in vestaglia da camera-
 
                               Buona vita a chi crede di aver senso.
 
                                                                        Tommi.
                                                                           (Che fatica)
1月25日

Serata ordinaria in una mente malata.

Pura follia,caleidoscopio di immagini che si inseguono,si rincorrono si afferrano si lasciano,senza mai raggiungere un estatica e sublime pace.
Vita,vita che scorre,un immensa e pazza proiezione.
Sogni,fatti,delusioni,sofferenze,gioie.
Panta rei.
Musica,compiti,lavori,parole,parole,parole.
Generazioni insulse,passato glorioso.
Consumiamo l'eredità dei padri e ci lamentiamo dei figli.
Perchè perchè perchè?
Un punto fisso,un assioma,una stella polare.
Non cerco dottrine,non voglio schiavitù.
Dove sono perchè sono rimarrò?
Macerie immondizia governi che cadono e tornano,problemi che restano.
Mafia corruzione Lupa,cupidigia che resta.
Verrà un veltro.Dove perchè ma soprattutto QUANDO?
Giudizio universale.
Siamo di passaggio,una breve parentesi di vita schiacciata fra due eternità,di morte.
Deliri,parole parole parole.
Interpretarsi,metateatro.
Essere uno splendido personaggio che ha trovato in se stesso il suo autore.
Fare interventi per leggere commenti,vivere la vita perchè?
Poesia.
Parole che inseguono pensieri.
Idee,apparizioni fugaci di infinito.
Parole,misere immagini di misera realtà.
Folli interventi,lo tengo lo cancello lo riscrivo.
Le parole restano.
Le parole volano.
Le parole vivono.
Lasciando frenetiche tracce,indecifrabili.
Non si può,sì,si può.
Io non capirò,tu non capiresti.
Egli?
Speriamo che capisca.
Amore sei la vita,amore sei la morte,dio è amore,viviamo d'amore,Amore,dove sei?
Giochiamo a nascondino,ti cerco,non ti trovo.
Io scappo tu mi trovi,conta tu,no non gioco più,occhei annoio.
Parole parole parole.
Miserabili.
Dei.
Aiuto.
Stoltezza,una scelta.
Ragione un'utopia.
Parole parole parole.
Non schiacciatemi.
Autori di noi stessi.
Follia.
Vivere è scegliere.
A non è B.
Vivere è vivere.
Scrivere per me,scrivere per voi,scrivere per lui.
Vivere per chi?
 
 
 
 
12月10日

"Recherche"

Scatta,s'infila il cappotto,la sciarpa,i guanti,in fretta,ma con la meticolosa cura di sempre.
Battiato continua a poetare dallo stereo acceso,lo spegne.Rammarico.
Si calca il cappello sulla testa,scende le scale ed è fuori.
Viene investito.
Assalito.
Spiazzato.
Respira a pieni polmoni la bruma invernale.
Si copre con la sciarpa,il freddo trafigge la gola con chiodi di ghiaccio.
Ascolta le banalità dei perditempo che stanno sulla piazza.
Non può vederli,non possono vederlo.
Ma lui li sente,e contrae le labbra in una smorfia sprezzante.
Ancora nebbia,a tratti vinta dalla luce fatua dei bianchi lampioni al neon.
L'eccitazione istintiva è scemata.
Indaga.
Perchè?
Non lo sa.
Aveva guardato l'orologio.
18.30
Da quanto era lì?
Ore.
Ore passate e perse dinanzi allo schermo del computer,o chino su equazioni,schiave di una razionalità assassina.
18.35
Ogni secondo che passa,la nostra vita si assottiglia.
Uno scatto,istinto.
Si era alzato,aveva spento tutto,si era vestito ed eccolo lì.
Nella Nebbia.
Nebbia implacabile,arrivava lì da millenni,e sarebbe rtornata lì per millenni ancora.
La stessa,implacabile,lacerante domanda lo attanaglia.
Sopravvivere.
Anche questo è istinto.
Sopravvivere ai secoli.O all'Eternità.
Questa forse è superbia.O utopia.
O forse è l'unica ragione.
Perchè,se spariremo,a cosa saremo serviti?
19.03
Un'altra mezz'ora passata.
Un'altra mezz'ora in meno.
Passata a ricercare quel Fine utopico,senza luogo.
Forse,continuava a ricercare un fine che era lì sotto.
Felicità domestica,famiglia,fede,umiltà,posto fisso.
Borghese.
Ma se la Meta fosse il Viaggio?
Allora,quella sarebbe stata una mezz'ora guadagnata.
Filosofia,Introspezione,Maieutica.
19.20
Rientra in casa.
Libri riposano sul suo comodino.
Baudelaire,Wilde,Pirandello,Dante.
Riaccende lo stereo.Battiato riprende.
Si siede al computer.
19.30
Scrive.
Ho bisogno di voi.